splendido intervento a Che tempo che fa
Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
In quell’aria spessa carica di sale, gonfia di odori
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.
Credo di essere mezza santa e mezza vacca.
Scelgo la metà che dà il latte.
Tra le tante meraviglie che ti incantano in Australia, una riesce forse ad essere imbattibile: la bellezza spaventosa della volta celeste. C’è qualcosa di magico nel tornare a casa stanchi, a tarda notte, e alzare lo sguardo sopra il tetto. Anche se solo per pochi secondi. All’improvviso compariranno milioni e milioni di piccole stelle, che tutta la sera e tutta la notte sono state a vegliare su di te. E ora, prima di metterti a letto, le puoi ringraziare con uno sguardo. Sicuramente qualche stella ti risponderà con un piccolo lampo di luce. Un sorriso appena accennato. E se sei fortunato, qualche d’una proverà a lanciarsi verso di te per abbracciarti, ma non avrà la forza di arrivare fin da te e finirà per cadere tra le sue sorelle. Come si può non voler bene a una stella che rischia la vita per correrti incontro?

Fabrizio de Andrè per me è
Un viso che si volta
dove altri hanno girato le spalle;
un poeta notturno
che sfoglia Lee Masters,
al lume d’una lampada
e nella fragile nube
d’una sigaretta.
Fabrizio
È in quella galassia d’individui
che la vita non ha fatto splendere in terra,
ma a cui ha riservato
una stella per l’eternità.
Lo vedo svegliarsi
Ogni volta che ho suonato,
emozionarsi
per un fruscio
di ragazze a un ballo,
e ancora
viaggiare in direzione
ostinata e contraria.
E che sai suonare, Fabrizio,
noi lo sappiamo bene:
e allora ti tocca, si,
ti tocca per tutta la vita.
E forse
ti piace anche lasciarti ascoltare,
evaporato nella tua
nuvola rossa;
quando
fra le feritoie della notte
ti nascondevi con Jones,
il suonatore,
a cercar note fragili
come la gonna
di Jenny.
Ma ora
Non voglio immaginarti
A dormire là, sulla collina.
Mi piace pensarti qui sopra,
appollaiato s’una nuvola,
intento a far finire
le tue dita
nell’inizio della bella Esteve.
Ancora una volta, avevi ragione:
come fan presto, Fabrizio,
ad appassir le rose.
Pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra
Fabrizio De Andrè